Arci Empolese Valdelsa


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Agitiamoci, Organizziamoci....

Eliminare il razzismo dalla storia
Dichiarazione del presidente nazionale dell’Arci Paolo Beni e del responsabile immigrazione Filippo Miraglia
Quanto successo nei giorni scorsi a Torino e Firenze deve indurre tutti a una riflessione che non può esaurirsi nella pur sacrosanta indignazione.
Quegli episodi parlano di un imbarbarimento profondo delle relazioni umane, di un malessere sociale che ha superato il livello di guardia.
Pesano sicuramente anni di politiche sull’immigrazione, a livello governativo e non solo, basate sulla discriminzione, spesso la persecuzione, delle persone straniere e delle minoranze, legittimate, agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica, da un’operazione culturale che ha scavato in profondità, alimentando paure e trasformando le “gli altri” in capro espiatorio di tutti i guasti di una società in difficoltà.
Ma pesano anche vent’anni di berluscoinismo, che lasciano un paese più segnato dalle ingiustizie sociali, più frammentato, meno coeso, più ‘incattivito’ dalla mancanza di un futuro in cui sperare, per sé e per i propri figli. E’ dentro questo quadro di macerie sociali e culturali che vanno letti anche questi ultimi terribili episodi di razzismo.
Serve una vera e propria rivoluzione culturale, sostenuta da scelte concrete, in primo luogo da parte di chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli, poi da parte della stampa che in questi anni ha svolto in prevalenza un ruolo negativo e infine anche da parte delle organizzazioni sociali e dei singoli cittadini. Scelte di segno completamente diverso a quelle fatte finora.
Che differenza c’è, nell’immaginario collettivo, tra la notizia di un campo rom raso al suolo da una ruspa inviata da un’amministrazione comunale o distrutto da un incendio doloso? Il messaggio che arriva è lo stesso ed è un messaggio che parla di indesiderabili, “eccedenza umana”. Bisogna fermare gli uni e gli altri. I delinquenti incendiari vanno perseguiti, ma a loro volta gli sgomberi devono cessare, individuando con i diretti interessati soluzioni dignitose alternative ai campi, che invece determinano di fatto da anni una nuova forma di apartheid.
Così come gli assassinii di Firenze non possono essere derubricati a gesto di un folle. Non si è sparato a caso sulla folla, le vittime erano senegalesi e ambulanti. C’entrerà qualcosa la provenienza politica di estrema destra dell’assassino e le ripetute campagne contro gli ambulanti di molte amministrazioni pubbliche, o no?
Allora a tutti, ma proprio a tutti, semplici cittadini, associazioni che lavorano a fianco dei migranti, istituzioni spetta il difficile compito di capire con quali strumenti si contrasta questa nuova ondata razzista.
Da parte nostra, non possiamo che unirci al dolore dei familiari delle vittime, esprimere la nostra vicinanza ai rom di Torino, partecipando a tutte le iniziative di protesta già indette.

COMUNICATO STAMPA DEL CIRCOLO ARCI ITACA
Nella serata di sabato vigilia del Natale il nostro circolo ed il circolo del Partito Democratico Camboni sono stati oggetto di un vile attentato che solo la provvidenza ha voluto facesse danni materiali lasciando incolumi numerosi soci presenti nei locali.
Questo gesto sconsiderato non ci intimorisce ma ci sprona a continuare la nostra presenza ultraventennale in quartiere, presenza che vuole continuare ad alimentare un clima di convivenza pacifica e di servizio alle realtà presenti nel territorio.
Sarà compito delle autorità investigative individuare i colpevoli per evitare che fatti di bullismo della peggior sorta si possano ripetere.
Ringraziamo tutte le realtà associative per i concreti gesti di solidarietà che ci hanno manifestato già pochi istanti dopo che era stata commesso questo vile atto intimidatorio.
Abbiamo già pulito, sistemato, rattoppato ma state pur certi che il nostro impegno continuerà ad andare avanti in un territorio che ha bisogno di esempi positivi per costruire insieme una Città ed un quartiere a misura d’uomo.

Milano, 26 dicembre 2011
Circolo Arci Itaca
Via Capuana 7
20157 Milano
Il Presidente
Massimo Maggiaschi

Il Pd vuole sfrattare l'Arci dai circoli... ...e il nostro presidente risponde così...
I Circoli Arci, nell’Empolese Valdelsa, sono la concreta realtà di una identità fondatamente storica e moderna allo stesso tempo. Autenticata da sentimenti condivisi da quei cittadini che si trovano nell’autogestione di spazi comuni, aperti, per un’appartenenza, per una identità, che solo la solidale fraternità rende concreta.. Nell’Empolese Valdelsa, come in gran parte della Toscana, i Circoli Arci da sempre rappresentano l’essenziale coagulazione, laica e popolare, di valori che determinano ciò che chiamiamo sinteticamente “convivenza civile”. Perciò non comprendiamo quale modernità possa manifestarsi nell’immaginare il patrimonio immobiliare delle Case del Popolo piegato al puro “mercatismo”. Sul territorio non c’è bisogno di nuove pizzerie, nuovi ristoranti, bar strettamente commerciali; non sentiamo la necessità di incrementare la concorrenza con gli esercizi commerciali esistenti, c’è semmai sempre più bisogno di luoghi dove ritrovare quella vecchia, ma attualissima, idea dell’uso del tempo libero dei cittadini finalizzato a intrecciare vissuti, relazioni umane, desiderio di condivisione e di partecipazione. Nel mondo della competizione esasperata, del premio alla furbizia, alla spregiudicatezza, che semina egoismo, individualismo, disgregazione e darwinismo sociale, i Circoli Arci rispondono colpo su colpo, abbattono i muri dell’isolamento e propongono legami amicali, organizzano contrapposizione e alternativa culturale agli stili di vita indotti dalla cultura dominante. Chi pensa che si possa fare a meno dei Circoli è, di fatto, asservito al concetto che la ricreazione intelligente, la promozione culturale segnata da pacifismo, solidarietà, accoglienza, sono retaggi di un vissuto del secolo scorso e perciò inattuale. Noi siamo invece convinti che il Circolo, ma anche l’oratorio, la società sportiva, il volontariato socio-sanitario, sono patrimoni di una civiltà fatta di relazioni umane, di agitazione culturale, di sentimenti condivisi atti a migliorare il senso della vita di ognuno di noi.
L’Arci è un’associazione politicamente marcata: è un’associazione di sinistra, che lavora e promuove la prospettiva di un governo di centrosinistra. Stiamo con i lavoratori, con i sindacati, in difesa dello stato sociale, per la cittadinanza attiva. Qual è il senso politico della decisione di un partito di sinistra di azzerare i circoli Arci ? Quale lungimiranza politica esprime chi sostiene l’ipotesi che possono migliorare le condizioni politiche e sociali di un comune, di un territorio, azzerando l’associazionismo dell’Arci all’interno della Case el Popolo?


Arci Sicilia, il Comitato di Messina e il circolo Arci di Barcellona chiedono un intervento coordinato, aiuti, mezzi di soccorso
Dopo l’alluvione di ieri pomeriggio, 22 novembre, la situazione nell’area tirrenica del messinese è estremamente critica. Una valanga di fango ha sepolto Saponara, dove si sono registrati 3 morti, tra cui un bambino di 10 anni.
A Barcellona P.G. acqua, detriti, tronchi hanno invaso le strade della città, ricoprendo le principali arterie e le case delle persone.
Nei territori colpiti i danni sono ingenti, sono crollati alcuni ponti e decine di strade sono inagibili, negozi distrutti, cantinati ed abitazioni a pian terreno invasi dal fango, auto e cassonetti dell’immondizia travolti, ponti crollati, frazioni isolate.
Pochi sono i mezzi di soccorso a disposizione. Ieri i territori sono rimasti soli ad affrontare l’emergenza e oggi il fango e i detriti sono eliminati soprattutto da giovani con le pale in mano.
Nonostante la presenza della protezione civile, la sensazione è che le cose vadano a rilento e che manchi il coordinamento fra le attività e ognuno faccia da sé.
Molte persone dovranno dormire fuori dalle loro case, servono mezzi di soccorso, ruspe, camion in molti posti non c’è acqua e luce, servono aiuti.
Raccogliendo le richieste delle persone impegnate da ieri, chiediamo un intervento coordinato e una presenza più ingente di uomini e mezzi.
Questo disastro non si può imputare solo al maltempo, all’aumento delle piogge negli ultimi anni, ma soprattutto alla mancata messa in sicurezza del territorio e alla carente valutazione delle aree a rischio. La tragedia del 2009 nei territori di Giampilieri e Briga, che provocò 37 morti, dovrebbe avere insegnato qualcosa, ma evidentemente così non è.

Il 26 novembre in piazza per l'acqua, i beni comuni e la democrazia. Difendiamo l'esito referendario per una politica nuova.
Per salvare l’Italia dalla crisi e dal dissesto provocato da uno sviluppo dissennato serve un investimento grande sui beni comuni, sulla cultura e sulla democrazia. E solo la partecipazione può ridare dignità e valore a una politica nuova, capace di portare il paese fuori dal disastro. Tutto questo è possibile. Lo dimostrano scelte come quella del Comune di Napoli per la ripubblicizzazione dell’acqua. Lo dicono le buone pratiche che coniugano riconversione ecologica, lavoro, ricerca, cultura e partecipazione. Non è obbligatorio sanare i conti pubblici privatizzando, svendendo il patrimonio nazionale, tagliando diritti e lavoro, mettendo a rischio società e territori. E’ vero piuttosto il contrario: il disegno della società sostenibile è dettagliato e credibile. Non si scontra con i limiti imposti dalla crisi globale ma al contrario offre una via maestra per uscirne tutti vivi, vegeti e più felici. Crea lavoro, tanto lavoro, produce benessere e socialità. Ciascuno può portare a questo grande mare del cambiamento la sua goccia d’acqua. Milioni di cittadini sono impegnati direttamente a cambiare modelli e stili di vita, per vivere meglio e consegnare ai fi gli un mondo vivibile. Sono migliaia i circoli dell’Arci impegnati in buone pratiche di sostenibilità ambientale, sociale, culturale, democratica. Anche noi ci opponiamo a qualsiasi tentativo di cancellazione dell’esito referendario, contro la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali e dei beni comuni. Il popolo italiano ha votato per l’acqua pubblica, la volontà popolare va rispettata ed attuata. Il 28 novembre a Durban si aprirà la Conferenza Onu che dovrà tentare di fermare il riscaldamento climatico. Anche la manifestazione del 26 novembre è un bel modo per fare la nostra parte nella mobilitazione globale tesa a salvare il pianeta: con un’altra economia e un’altra società, con più partecipazione e più democrazia.
Per info e adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org

Brutale attacco contro il grande corteo pacifico degli indignati. Il corteo rifiuta la violenza
Un corteo immenso, come solo le grandi convergenze unitarie di tante identità e culture riescono a produrre, è stato ieri distrutto.
Doveva essere, per comune decisione di tutte le forze che lo avevano organizzato, un corteo pacificamente indignato, popolare e accogliente. Durante e dopo il corteo si sarebbero dovute produrre, promosse da diverse organizzazioni, performance e azioni diverse. In molti si sarebbero accampati per la notte a San Giovanni, al Colosseo e ai Fori Imperiali per simboleggiare –attraverso la riappropriazione delle piazze e delle strade- la volontà di riprendersi il diritto alla partecipazione, la democrazia, i diritti di cittadinanza.
Nulla di questo si è potuto realizzare. Alcune centinaia di persone, del tutto sconosciute al comitato organizzatore del corteo, hanno deciso di spazzare via centinaia di migliaia di manifestanti, espropriandoli del loro diritto a manifestare. Niente che a vedere con la rabbia contro il potere e i responsabili della crisi: la furia si è rivolta invece contro il gigantesco e straordinario corteo degli indignati italiani.
Il corteo, dove ogni spezzone aveva il compito di garantire la sua autotutela in modo coordinato con gli altri, niente ha potuto contro un attacco così brutale, prolungato, diretto. Chi ci ha provato, come il militante di Sel che ha cercato di evitare l’esplosione di una bomba carta gettata in mezzo ai manifestanti, ha perso due dita e versa in gravi condizioni. A Piazza San Giovanni, migliaia di persone indifese sono state terrorizzate - oltre che dalle brutalità degli incappucciati -anche dalle cariche della polizia che inseguiva i violenti.
Una ferita grande e profonda è stata inferta al mezzo milione di persone che era in piazza, e ai milioni di simpatizzanti di un movimento nuovo, giovane, pacifico che rappresenta la legittima protesta di interi settori di popolazione e delle nuove generazioni. Già altre volte nel nostro Paese la violenza ha cercato di fermare il vento della partecipazione. Non ci è mai riuscita, anzi ha fatto scendere in campo nuove e più forti energie di cittadinanza. Sappiamo che sarà così anche questa volta, e che le ragioni dei milioni di indignati di questo Paese troveranno il modo, sin da domani, di farsi valere come meritano.

Lapide ad Empoli per l'anarchico Pietro Gori
Il consiglio comunale di Empoli ha approvato la mozione per la posa di una lapide commemorativa dedicata alla figura dell'anarchico Pietro Gori. Grande è stato l'impegno popolare, dei sindacati e di varie organizzazioni come ARCI, UAAR e ANPI affinché l'Amministrazione comunale approvasse questa decisione.
Gori fu scrittore, poeta e cantautore ma soprattutto anarchico: sensibile alle sofferenze e all'indigenza degli oppressi, fiero sostenitore della giustizia e dell'equità sociale, amante fedele della libertà.

Manovra economica di ferragosto: ecco le principali novità che riguardano anche il mondo del non profit
La manovra varata dal Governo il 12 agosto scorso (d.l. n. 138/2011), contiene previsioni destinate ad incidere, sia in maniera diretta che indiretta, sul comparto del non profit. Vediamone di seguito gli aspetti più significativi. La previsione sicuramente più preoccupante è quella relativa alla riduzione delle agevolazioni fiscali. La manovra anticipa di un anno la previsione del taglio di tutte le agevolazioni fiscali in misura del 5% (dal 2012) e del 20% (dal 2013). La misura potrà essere evitata solo se si individueranno altre forme di risparmio di importo equivalente. Tra le agevolazioni interessate, anche quelle relative al mondo associativo, per quanto concerne quote e contributi-corrispettivo versati dai soci, di cui all’art. 148, t.u.i.r. La previsione, oltre evidentemente al merito, vale a dire al tema del taglio delle agevolazioni in sé, pone anche il problema della modalità del ’taglio’, sia sul piano sostanziale (si pensi, ad esempio, alle quote da continuare a gestire totalmente in franchigia di imposta perché prive della caratteristica di corrispettivo), sia su quello degli adempimenti formali conseguenti, che potrebbero rivelarsi insostenibili sul piano gestionale.
Un’altra previsione destinata ad avere effetti, sia pure in maniera meno diretta, sul nostro mondo è riferibile al tema della liberalizzazione delle attività economiche: Comuni, Province, Regioni e Stato dovranno legiferare per liberalizzare le attività economiche; se ciò non sarà fatto entro un anno dall’entrata in vigore della legge, le medesime attività economiche lecite saranno «... libere ...» e sarà «... permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge ...». Tra tali attività economiche è opportuno ricordare quella relativa alla ‘somministrazione al pubblico di alimenti e bevande’, che si avvia appunto ad una completa liberalizzazione, aprendo scenari da un lato anche interessanti, ma sicuramente da monitorare con grande attenzione. Riportiamo di seguito altre previsioni contenute nella manovra che val la pena di richiamare schematicamente per la loro incidenza sul comparto del non profit: la tassazione delle rendite finanziarie. Dal 1 gennaio 2012 si armonizza al 20%, con poche eccezioni (es.: titoli di stato).
Riguarda, tra gli altri, gli interessi su titoli e sui conti correnti; l’aumento dell’aliquota ordinaria IVA di 1 punto percentuale, dal 20 al 21%. La diposizione decorre dall’entrata in vigore della legge di conversione. Non riguarderà le fatture già emesse e registrate a tale data, ancorché con Iva a esigibilità differita. Stretta sull’uso del contante: la soglia delle transazioni si abbassa a 2.500 euro. Non saranno applicate sanzioni per le operazioni ‘sopra soglia’ svolte ad agosto, mese di entrata in vigore del decreto. Tassazione delle cooperative: aumenta del 10% la quota imponibile degli utili destinati a riserva obbligatoria; le cooperative a mutualità prevalente si vedono, inoltre, aumentare dal 30 al 40% la quota imponibile degli utili destinati a riserva indivisibile. Reati tributari: inasprite le pene per i reati fiscali e abbassate le soglie della punibilità; con l’entrata in vigore della legge, ad esempio, il reato si produce quando l’evasione, per ciascun tributo, supera i 30 mila euro. Si ricorda che i termini di accertamento in caso di reati sono raddoppiati (31 dicembre dell’ottavo anno successivo alla presentazione della dichiarazione, decimo anno se la dichiarazione è omessa). Da segnalare infine un’ultima previsione che ci preoccupa non poco e che riguarda il coinvolgimento delle amministrazioni comunali nell’azione di accertamento.
La manovra ha infatti stabilito consistenti incentivi economici per spingere i Comuni a essere parte attiva nella lotta all’evasione dei tributi statali. La preoccupazione deriva dal fatto che, specie negli ultimi tempi, il mondo associativo ha avuto con molte amministrazioni locali non pochi problemi già sul piano della corretta interpretazione e attuazione della materia amministrativa ad oggi di loro competenza: l’estendersi dei poteri a nuovi ambiti potrebbe riservarci qualche sgradevole sorpresa.



La manovra economica tenta di scippare l'esito del referendum
Il 12 e il 13 giugno 27 milioni di donne e uomini hanno votato per la ripubblicizzazione dell'acqua e la difesa dei beni comuni. Affermando il diritto a decidere su ciò che a tutti appartiene. «Che fare?» devono essersi chiesti poteri forti finanziari e multi utilities di fronte al fatto che la favola decennale del ‘privato è bello’ è stata respinta. Quale miglior occasione se non l'alibi del precipitare della crisi finanziaria? Quale miglior mandante di astratti mercati che, come antiche divinità, si turbano chiedendo sacrifici? Ed ecco allora, nella macelleria sociale vestita da manovra economica del governo, rientrare dalla finestra ciò che i cittadini e le cittadine avevano cacciato fuori dalla porta. Avanti tutta con le privatizzazioni e con la svendita dei servizi pubblici locali e per convincere i Comuni basta adottare il metodo del bastone e la carota: taglio generalizzato dei trasferimenti per tutti e premi - in finanziamenti e in allentamento del patto di stabilità - per quelli che si dimostreranno docili esecutori dei diktat governativi. Il tutto - parola di Tremonti - escludendo l'acqua, perché del referendum non si può non tenerne conto.
Decisamente non ci siamo. Sull'acqua i cittadini hanno votato con chiarezza: fuori il mercato e fuori i profitti. Il che significa che a livello territoriale tutti gli enti locali devono mettere in campo le procedure per la ripubblicizzazione del servizio idrico, superando le SpA e coinvolgendo cittadini, lavoratori e comunità locali nella gestione. E devono altresì modificare le tariffe che, da fine luglio scorso, non possono più contenere l'adeguata remunerazione del capitale investito, ovvero i profitti garantiti ai gestori. Ma i referendum di giugno hanno anche detto ‘no’ alla consegna al mercato di tutti i servizi pubblici locali. La favola liberista ha fatto il suo tempo e le donne e gli uomini di questo paese hanno intrapreso la strada della riappropriazione sociale, il linguaggio dei beni comuni, una nuova idea della democrazia. Riproporre nella manovra la fotocopia del decreto Ronchi - seppur con l'eccezione dell'acqua - sui servizi pubblici locali, è un attacco diretto al voto referendario, al diritto di decidere delle persone e non fa che precipitare irreversibilmente il degrado della democrazia rappresentativa.
Se qualcuno pensa di poter tranquillamente proseguire come se nulla fosse, sbaglia di grosso. L'esperienza dei movimenti per l'acqua, insieme alle conflittualità sociali e movimenti in lotta, ha cambiato la cultura delle persone, producendo un effetto straordinario di rifiuto della delega e di nuova partecipazione sociale. Anche all'opposizione forse qualcuno dovrebbe cominciare a rendersene conto, invece di competere su chi meglio rassicura la Bce e mitiga la collera dei mercati. Sarà l'autunno a dimostrare come indietro non si torna: nei territori e a livello nazionale, con la mobilitazione sociale e la disobbedienza diffusa. Nel cuore l'insopportabilità del presente, negli occhi l'allegria del futuro.

Mercoledì 31 agosto: Salta norma sulle pensioni
La norma che prevede l'intervento sulle pensioni dunque sarebbe saltata. E' quanto avrebbe deciso il governo al lavoro sul testo della manovra. In particolare, si apprende da fonti di maggioranza, si starebbe valutando la costituzionalità del provvedimento che riguarda il mancato computo ai fini del calcolo dell'anzianità degli anni università e del servizio militare. Sempre secondo quanto si apprende, la questione potrebbe essere affrontata "collegialmente", domani, probabilmente a margine della riunione del Consiglio dei Ministri. Dallo stralcio della norma sulle pensioni non è previsto alcun minor gettito per le casse dell'erario, perché l'emendamento non era ancora stato presentato e quindi non rientrava ancora nel testo definitivo della manovra. La norma avrebbe interessato una platea di 665.000 persone.

"LIBERATE FRANCESCO"
Il 14 agosto, alle ore 17.00 locali, un operatore di EMERGENCY è stato prelevato a Nyala, capitale del sud Darfur, mentre si trovava in auto diretto verso l'aeroporto della città. Francesco Azzarà, 34 anni, è alla sua seconda missione a Nyala come logista del Centro pediatrico che EMERGENCY ha aperto in città nel luglio del 2010.
EMERGENCY ha immediatamente attivato in Darfur e a Khartoum tutti i contatti a sua disposizione e ha altresì informato il ministero degli Affari Esteri italiano.
Un team di EMERGENCY sta seguendo gli sviluppi della situazione ed è in costante contatto con la famiglia, le autorità sudanesi e quelle italiane.
EMERGENCY chiede la liberazione immediata di Francesco Azzarà e auspica piena collaborazione di tutti coloro che possano aiutare ad arrivare a un esito positivo di questa vicenda.
EMERGENCY chiede ai cittadini, ai media e alle istituzioni italiane di mobilitarsi per la sua liberazione, esponendo la foto di Francesco sui palazzi delle istituzioni, partecipando e rilanciando le iniziative che EMERGENCY organizzerà.

L’Arci aderisce alla “Notte della Rete” contro la delibera-bavaglio dell’AgCom
L’Arci aderisce alla “Notte della Rete” contro la delibera “ammazza-internet” che l’Autorità per le comunicazioni sta per approvare, che metterà di fatto il bavaglio al web e limiterà il diritto di tutti ad accedere ai contenuti condivisi in rete.
Si tratta dell’ennesimo attacco alla libera informazione, questa volta ad opera dell’Agcom, un organismo di nomina politica, che potrà persino decidere in modo del tutto arbitrario e senza alcun controllo da parte dell’autorità giudiziaria di oscurare siti internet stranieri - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz –in base al semplice sospetto di violazione delle norme del copyright. La pubblicazione di un testo o di una canzone potrebbero infatti determinare la chiusura di siti italiani o la limitazione dell’accesso per gli utenti italiani a portali internazionali di informazione indipendente e di software libero, a piattaforme video e di interesse pubblico.
Verrebbero così esercitati poteri legislativi e giudiziari da un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero invece essere esclusivamente consultive e di controllo. Tanto più grave è il fatto che un simile provvedimento venga applicato a una materia delicata come la libertà in rete, facendo dell’Italia un unico caso al mondo, nonché l’apripista di un pericoloso percorso illiberale.
L’Arci invita tutti a mobilitarsi contro l’ennesimo tentativo di censura attraverso una norma che mette a rischio la libertà di tutti ad informare ed essere informati.

Quando la protesta è solo questione di ordine pubblico
Ieri, 27 giugno, si sono verificati duri scontri a Chiomonte tre le forze dell'ordine e i manifestanti dei comitati NO TAV della Val di Susa. La protesta legittima e risoluta degli attivisti che dal 2003 si oppongono strenuamente alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino - Lione ha subito, per l'ennesima volta, la violenta e inflessibile repressione da parte delle forze dei polizia. Per inibire il dissenso di un largo movimento di piazza e di popolo che respinge le ruspe e si mobilita per la chiusura dei cantieri utilizzando, come marchio di fabbrica, la resistenza pacifica e non violenta, il governo nient'altro a saputo fare che inviare le proprie appendici armate e militarizzate. Eppure le ragioni dei manifestanti sono molte e ben argomentate: si va dalle considerazioni di carattere economico (per cui dietro alla costruzione della linea ad alta velocità si celerebbero forti interessi finanziari e lobbistici a discapito di una reale e pratica utilità, come del resto ha confermato lo stesso ministro Maroni parlando dell'intervento dei carabinieri: " senza il loro intervento avremmo perso i finanziamenti europei"); a considerazioni di carattere ambientale e sanitario (la realizzazione della linea ferroviaria devasterebbe il territorio della valle, distruggendo stili di vita delle persone che vi abitano e favorendo, tramite gli scavi, la dispersione di sostanze nocive e tossiche come l'uranio e l'amianto) . L'Arci non può che sostenere il movimento NO TAV, esecrando al tempo stesso sia il comportamento repressivo delle forze dell'ordine sia la sorda e arrogante chiusura delle istituzioni rispetto alla protesta di migliaia di cittadini italiani.

Don Luigi Ciotti intervistato da "La repubblica.it"
Domenica scorsa la ’ndrangheta ha incendiato 14 ettari di ulivi a Oppido Mamertina, in Calabria. Il giorno prima, aveva bruciato l’auto di don Tonino Vattiata, esponente di Libera a Pannaconi, in provincia di Vibo Valentia. Ogni volta che qualcuno dei suoi riceve intimidazioni, don Ciotti si sente responsabile. Poi però vede che attorno a quelle ferite qualcosa si muove. “Una nuova solidarietà, una nuova consapevolezza di ciò che è giusto e di ciò che non lo è”. Che in qualche modo, si diventa più forti.
...clicca qui per vedere l'intera intervista...

Roma, 23 giugno
Ieri, 23 giugno, il mondo delle organizzazioni sociali si è mobilitato per una giornata nazionale di iniziativa contro i tagli del governo alla spesa sociale, per chiedere un potenziamento delle politiche di welfare a sostegno degli anziani, dei giovani e delle famiglie messe in difficoltà dalla crisi, per rivendicare la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e misure universalistiche a sostegno del reddito.
Paolo Beni, presedente nazionale dell'Arci: " E' un intero mondo di cittadinanza attiva, di gente abituata a rimboccarsi le maniche che oggi denuncia la colossale ingiustizia di far pagare ai più deboli la crisi, mettendo in forse l'articolo 3 della Costituzione."

Referendum si voterà anche sul nucleare
Il referendum sul nucleare si terrà il 12 e 13 giugno insieme ai due sulla privatizzazione dell'acqua e a quello sul legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza presentata dell'Idv che chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme votate nel decreto legge Omnibus. La richiesta di abrogazione rimane quindi la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme (art. 5, commi 1 e 8) e dovrà essere modificato il quesito. La Suprema Corte ha stabilito a maggioranza quindi che le modifiche apportate dal governo alle norme sull'energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum.

Decreto OMNIBUS
Incassata la fiducia sul decreto Omnibus di mercoledì 25 (che prevede la moratoria sul nucleare), tra le proteste dell'opposizione che denunciano uno scippo che toglie al popolo il DIRITTO di decidere con il referendum, il Governo aspetterà la sentenza della Cassazione prevista per mercoledì 1 giugno.
Sappiamo bene che nelle intenzioni del governo questo è solo un arrivederci: per questo vogliamo che a noi italiani non venga espropriatoo il diritto a dare, il 12 e 13 giugno, l’addio definitivo all’atomo.

Bocciato Il Reato Di Clandestinità.
Anche L’Italia Deve Rispettare I Diritti Umani
La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza che boccia la norma italiana che introduce il reato di clandestinità, ha di nuovo messo a nudo la l’arroganza e la stolta demagogia che guida la politica del governo italiano in materia di immigrazione. La Corte ha infatti dichiarato illegittimo e da ‘disapplicare’ il provvedimento introdotto nel 2009 col ‘pacchetto sicurezza’, che punisce con la reclusione gli immigrati irregolari perché in palese contrasto con quanto previsto dalla direttiva rimpatri, peraltro mai recepita dall’Italia.

15.04.2011 - Per Vittorio Arrigoni, Umano Giusto. Il Dolore Dell’Arci
Non c’è neppure stato il tempo di iniziare a mettere in fila le firme sul primo appello per la sua liberazione, che arrivavano a valanga nella notte da ogni angolo di Italia. Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza, a trentasei anni, poche ore dopo il suo sequestro. Ogni giorno per anni ci ha raccontato la lotta per la sopravvivenza di due milioni di persone rinchiuse nell’assedio, bombardate, affamate, umiliate. Aveva scelto di stare all’inferno per aiutare a rompere il silenzio. Aiutava con immagini e parole, indipendenti e imparziali come la vita vera, chi voleva raccontare la verità.

Dal 1 gennaio 2011 via gli scambiatori di siringhe a Empoli
Sono venti anni che ad Empoli si pratica una delle prevenzioni più innovative contro le malattie infettive che colpiscono i dipendenti da droghe pesanti. L'allora assessore Flavio Arditi volle installare due macchine che automaticamente scambiavano gratis, e in maniera anonima, siringhe usate con siringhe nuove. L'Arci Empolese Valdelsa ha mantenuto l'efficienza e la funzionalità degli scambiatori di siringhe per tutti questi anni. La collaborazione con il SERT dell'ASL 11 è stata fondamentale per l'efficienza del progetto di prevenzione. Stiamo raccolgiendo dati per la relazione che facciamo ogni fine anno, ma dalle siringhe che abbiamo inserito settimanalmente appare evidente che molti utenti si sono rivolti agli scambiatori anche per il 2010. La notizia di oggi è che il comune di Empoli NON rinnoverà la convenzione con l'Arci perché ritiene di sviluppare in altro modo tale prevenzione. Se ci sarà una evoluzione significativa rispetto a questa iniziativa, efficace ma datata, ne saremo ben felici. Ci auguriamo, comunque, che i tempi siano stretti; abbiamo riempito la macchinetta scambiatrice in modo da farla funzionare in questi giorni di festa fino ai primi di gennaio, poi i dipendenti da eroina dovranno recarsi in farmacia per l'acquisto delle siringhe. E questo ci preoccupa: l'utilizzo della stessa siringa fra più persone è una delle principali cause di trasmissione di malattie infettive, prima di tutte l'AIDS, e lo scambio gratis di siringa usata con siringa nuova era un ottima azione di prevenzione.

RELAZIONI UMANE, NON SOLO COMMERCIO
- Comunicato stampa - arci Empolese Valdelsa
Che cosa e' stato l'evento partecipativo pubblico "Centro. Punto e a capo"?
Innanzi tutto si e' di sicuro sfatato un luogo comune che vuole tutti i cittadini apatici e rassegnati al ruolo che di volta in volta fa piu' comodo: si pensi per questo a quanti affermano che "la gente e' indifferente a tutto cio' che non la tocca direttamente", "non e' interessata a nulla, solo al proprio tornaconto", oppure la famosa frase: "la gente non capisce", che in genere viene usata soprattutto da chi alla gente non ha da dire proprio nulla.
Se la legge regionale sulla partecipazione ha un merito e' proprio quello di aver testimoniato anche nella nostra Empoli di quanto ogni cittadino, se adeguatamente coinvolto, possa contribuire a qualificare i cosiddetti beni e/o luoghi comuni. Certo dovremo pensare a programmare eventi di questo genere anche per chi solitamente durante un giorno feriale lavora, e magari offrire maggiori strumenti e occasioni di informazione, a chi, come i cittadini immigrati che popolano in stragrande maggioranza il nostro Centro Storico ed erano praticamente assenti dal dibattito organizzato.
Nel merito del tema trattato, ci interessa soprattutto analizzare i motivi per cui dobbiamo ripensare il Centro storico. Anche valutando le dimensioni della nostra citta' e di quanto le frazioni possono essere coinvolte, oggettivamente, da un "nuovo" centro di Empoli.
Perche' dovremmo rendere piu' "dinamica" la nostra citta'? Per quanto ci riguarda perche' il centro e' povero di occasioni di incontro e di scambio, e' povero di occasioni di socialita', se non quelle legate ad occasioni di promozione commerciale.
Ci convincono poco le iniziative generalmente chiamate "promozione dello sviluppo", pensate e realizzate con metodi basati ad incentivare acquisti, a gratificare il cittadino consumatore.
Pensiamo invece ad occasioni come "Una notte in Biblioteca", ma anche alle future ristrutturazioni edilizie pubbliche che sappiano essere non solo luoghi di servizi al cittadino, ma anche occasioni di incontro e socializzazione, magari organizzate dalle mille associazioni presenti nella nostra citta'.
La chiusura del circolo arci Cral Empolese, nella centrale via Roma, "per sfratto", di fatto ha spento un faro che per molti anni e' stato riferimento per gli studenti e del "dopo lavoro" di uomini e donne del centro. A questo e' seguito, solo dopo pochi mesi, anche la vendita della storica Casa del Popolo "Spartaco Lavagnini" di Via Rozzalupi.
Due chiusure che non riguardano solo poche decine di soci arci, ma che coinvolge questi in relazione alla loro qualita' della vita, alle relazioni umane e sociali svolte in quei luoghi. Circoli dalle normali attivita' sociali e ricreative, ma anche spazi di incontro politico e di partecipazione fra le istituzioni e i cittadini.

Il processo di riqualificazione del Centro Storico di Empoli dovrebbe prevedere insieme al mantenimento di un legame stretto con la sua storia, la realizzazione di luoghi ed occasioni dove i nuovi bisogni di socialita' e di nuovi stili di vita, sempre meno basati sul consumismo e l'apparenza, possano contribuire alla felicita' del singolo ed alla coesione e tenuta democratica della nostra comunita'.
Arci Empolese Valdelsa
Beatrice Innocenti
Empoli, 10 dicembre 2010


CENA DI SOLIDARIETA’ A SOSTEGNO DEL PROGETTO ZAMBIA
VENERDI’ 10 DICEMBRE 2010 ORE 20,00 VILLA SAN FILIPPO Barberino Val d’Elsa

il progetto Zambia nasce con l’obiettivo di costruire una scuola nel poverissimo distretto di Solobon,nella provincia di Kafue,in Zambia. La scuola, inaugurata nel 2009, accoglie 211 bambini, in parte orfani di uno o entrambi i genitori .
Con il Progetto Zambia, si sostiene il costo dei lavori ancora in fase di ultimazione,la manutenzione della scuola e la retribuzione di 6 insegnanti.

REPORT: erano presenti 105 partecipanti. Tutto il ricavato, 1890 euro, va al progetto. Grazie alla Fondazione della Villa San Filippo che ha offerto la cena a tutti ipresenti.

Verbali riunioni

SOLIDARIETà AGLI STUDENTI E AI RICERCATORI UNIVERSITARI

L'Arci Empolese Valdelsa manifesta il suo appoggio alla lotta degli universitari contro la riforma Gelmini dell'università italiana. Ancora una volta il "sapere", la "formazione", sono processi da ridimensionare secondo una logica tutta liberista e economicistica di Tremonti e del governo Berlusconi. Tagliare, ridurre, per precarizzare ancora di più. La qualità dello studio sarà riservata alle strutture private, quelle cattoliche, quelle della Confindustria, quelle riservate alle classi priviligiate. La ricerca e la sperimentazione, le innovazioni tecnologiche, espulse dalle nostre università.
Gli studenti aggrediti dalla polizia in modo gratuito hanno la solidarietà delle Case del popolo e dei Circoli Arci: condividiamo la vostra lotta, siamo al vostro fianco. Che il decreto sia ritirato, che la Gelmini dia le dimissioni, che questo governo se ne vada.

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